Un momento di Africa alla festa dell'Unitá.
Organizzato da Diego Giliberti, consigliere comunale dei diesse, si é tenuto ieri
pomeriggio l'incontro-dibattito su "Africa tra cooperazione internazionale e
volontariato". Il continente dove é nato l'uomo é sempre piú dimenticato proprio
dall'uomo anche se migliaia di volontari ogni giorno lavorano per garantire il
minimo di sopravvivenza a popolazioni devastate da ogni genere di disgrazia.
Guerre, carestie, malattie: in Africa coesiste un concentrato di avversitá che
alle volte si fa fatica a pensare che la vita possa continuare a quelle condizioni.
L'ultima sciagura é arrivata sulle ali degli anni piú occidentali del secolo scorso,
gli anni '80, e si chiama AIDS. Una malattia che ha l'aspetto di una maledizione biblica. Il virus ha avuto una forza talmente dilagante da non risparmiare le nazioni piú evolute. Ha colpito alla cieca e, anche se alcune categorie sono piú a rischio, nessuno riesce a sentirsi esente da ogni possibilitá di contagio.
Per questo motivo la ricerca ha subito un'accelerazione che, nel giro di qualche
lustro é riuscita a mettere a punto un protocollo di cure in grado di bloccare
la malattia, rendendola cronica, ma evitando effetti letali e devastanti. Solo
che questi farmaci in Africa non si usano, i costi sono proibitivi.
Nel continente, che arriva a conoscere picchi del 30% di popolazione contagiata,
le cure sono ancora un miracolo. Su questo fronte si sta attivando la Comunitá
di Sant'Egidio - la comunitá nata a Roma nel 1968, dopo il concilio Vaticano
II - con il programma DREAM, Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition.
"Grazie a Dream" ha spiegato Massimo Magnano, relatore a Latina per conto della comunitá
finora sono stati raggiunti 20mila africani, di cui 7mila sieropositivi ai quali
si stanno somministrando i farmaci che bloccano il virus. Un passaggio importante
che evita il contagio madre-figlio e garantisce una nuova generazione sana".
Altro problema, altra esperienza. Nasce da una riflessione particolare la Changamano
Onlus, associazione di Latina che vuole contribuire alla promozione della crescita
sociale ed economica delle famiglie piú povere della Tanzania. Trent'anni fa Nino
Vessella, fondatore della Changamano, rifletteva sulle lingue straniere studiate
nelle scuole. L'inglese nel blocco occidentale, il russo nel blocco sovietico.
In Africa si parlava la lingua dei colonizzatori anche se questi se n'erano andati.
Solo in Tanzania si era tornati alle origini, parlando lo swahili. Da qui l'interesse
culturale per una terra tanto orgogliosa, quanto bisgognosa di aiuti. Changamano
agisce tramite referenti sul posto, uomini della popolazione locale che ricevono
dall'Italia borse di studio (meglio conosciute come adozioni a distanza) che
permettono ai bambini di studiare. Inoltre si attiva con il micro-credito,
piccoli prestiti ad interessi bassissimi che permettono ad una famiglia di
iniziare un'attivitá. Quando quest'attivitá sará produttiva, il prestito verrá
restituito per essere erogato ad un'altra famiglia.
Dopo la prevenzione e cura dell'AIDS, dopo il sostegno nello sviluppo culturale
e nella crescita economica, un'altra necessitá é rappresentata dalla lotta allo
sfruttamento. Il commercio equo e solidale nasce proprio con questa finalitá.
Qualche centesimo di euro in piú per l'acquisto di prodotti provenienti dal
terzo mondo, ma la sicurezza che nei processi produttivi si é prestata attenzione
alla sicurezza dei lavoratori e che gli stessi sono stati onestamente retribuiti.
Un'esperienza che a Latina si chiama MICROmacro, un nome che vuole dire che con i
piccoli gesti quotidiani si creano i grandi sistemi. A raccontare dell'associazione
é stato Marco Proietti: "Siamo nati nel '98 a Latina, oggi contiamo 30 soci.
Proponiamo uno stile di vita responsabile, e lo facciamo sia tramite percorsi
didattici che attraverso il nostro punto vendita, la bottega del mondo".
La bottega del mondo é un negozio che possiamo definire etno-naturalista,
a metá tra l'erboristeria ed il bazar orientale. Ma i prodotti che vengono
commercializzati - ed il consiglio é di prestare attenzione al caffé, una
delle categorie merceologiche che vede il piú alto tasso di sfruttamento
umano - sono controllati nei processi di produzione. L'indirizzo? Via Saffi, 44 a Latina.
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